Storia del Karate
Il karate moderno ha una storia abbastanza recente; nasce con la dimostrazione pubblica organizzata a Kyoto, in Giappone, nel 1916. Era questa la prima volta che il karate, fino ad allora praticato in segreto, veniva dimostrato fuori da Okinawa.
Se si vuole però risalire agli albori di quest’arte marziale, bisogna necessariamente fare riferimento a leggende tramandateci oralmente in quanto non si conoscono documenti ufficiali. E, come capita a tutte le leggende, i racconti molto spesso si fondono con la fantasia e l’immaginazione.
Il karate si sviluppò ad Okinawa, un’isola dell’arcipelago delle Ryukyu a Sud del Giappone, e divenne popolare presso gli isolani per un motivo molto semplice: era loro vietato possedere armi.
Ci furono in realtà due differenti decreti che stabilirono questa legge: il primo promulgato nel 1429; il secondo circa duecento anni più tardi.
Prima del 1429 l’arcipelago delle Ryukyu era diviso in tre regni: CHUZAN - NANZAN - HOCUZAN.
Fu il re di Chuzan SHOASHI che, dopo un lungo periodo di guerre, riuscì ad unificarli ed istituì la norma che proibiva a tutti gli abitanti delle Ryukyu di possedere qualsiasi tipo di arma.
Stabilì a SHURI un governo centralizzato che durò per i successivi duecento anni.
In questo periodo si cominciò a sviluppare la forma di combattimento conosciuta con il nome TODE.
Sebbene il Tode fosse una disciplina sviluppatasi e maturata ad Okinawa, senza alcun dubbio fu influenzata dal Kempo cinese. Il kempo, cioè la “Via del pugno”, impropriamente chiamato kung-fu, (che significa “duro lavoro”) è noto nella lingua mandarina col nome di CH’UANNFA e in quella cantonese col nome di KEN FA.
Quando il kempo arrivò dalla Cina, il nome si trasformò in Tode; il termine TO infatti stava ad indicare la provenienza cinese di quest’arte (TO=Dinastia T’ang) mentre TE, cioè mano, poteva venire pronunciato DE.
Un rapido sviluppo del Tode avvenne a partire dal 1969, quando SHIMAZU il daimyo signore di SATSUMA, oggi Kagoshima, occupando Okinawa, ripristinò l’editto che proibiva di possedere le armi.
Satsuma inviò degli ispettori per verificare che la registrazione venisse scrupolosamente rispettata.
Non c’è quindi da meravigliarsi se il Tode iniziò ad essere praticato, durante quel periodo, nella più assoluta segretezza, essendo per gli abitanti l’unico mezzo di difesa.

 

 

 

Da mano cinese a mano vuota
Nella lingua giapponese, ideogrammi differenti possono avere esattamente la stessa pronuncia, mentre un singolo ideogramma può avere pronunce differenti. Il termine karate ne è un eccellente esempio: TE significa mano, ma ci sono due ideogrammi completamente differenti che si pronunciano entrambi KARA;
uno significa VUOTO, l’altro è il carattere cinese che si riferisce alla dinastia T’ang e può essere tradotto CINESE.
La paternità cinese del Tode era evidente; il nome stesso lo stava ad indicare. I giapponesi non potevano però permettere, in un periodo di continue tensioni e scontri con la Cina come quello degli anni trenta, che un prodotto cinese fosse utilizzato come incomparabile disciplina di combattimento.
Per questo motivo ed anche perché il Tode aveva acquisito caratteristiche molto diverse da quelle dell’antica arte del pugilato cinese, nel 1931 in M° Funakoshi ne trasformò il nome in KARATE; facendo uso del carattere “VUOTO” piuttosto che del carattere “CINESE”.
Il termine KARA ha un doppio significato: VUOTO, riferito alle mani, cioè disarmate, e VUOTO, riferito allo stato mentale del praticante che deve svuotarsi da ogni vanità e da tutti i desideri terreni.
Negli scritti Buddisti, si trovano affermazioni come: “SHIKI-SOKU-ZEKU” e “KUSOKU-ZESHIKI” che significano “la materia è vuota” e “tutto è vacuità”.
Il carattere KU che compare in entrambe le ammonizioni e che può essere pronunciato KARA veniva così interpretato dal M° Funakoshi: “Come la levigata superficie di uno specchio riflette qualunque cosa le sta di fronte e una valle silenziosa riecheggia anche i suoni più deboli, allo stesso modo il praticante di karate deve rendere vuota la mente di egoismi e di debolezze nello sforzo di reagire adeguatamente in qualunque circostanza”.
Scuole di Karate
Nei tempi passati, ad Okinawa esistevano due discipline di combattimento: il NAWA-TE e lo SHURI-TE, che erano derivate da due scuole (o stili) di boxe cinese chiamate rispettivamente WUTANG e SHORINJI KEMPO.
Il fondatore della scuola Wutang si ritiene fosse CHANG-SANFENG mentre quello dello stile Shorinji fu, secondo la tradizione, Bodhidharma, il fondatore del buddismoZen.
I due stili di pugilato cinese furono associati a due scuole d’Okinawa: SHOREI-RYU e SHORIN-RYU (dove RYU significa scuola).
La scuola SHOREI, che era diffusa nei dintorni della città di NAHA - da cui il nome NAWA-TE - è caratterizzata da posizioni radicate e da movimenti lenti, ma pieni di forza; per questi motivi è particolarmente adatta a persone molto robuste.
La scuola SHORIN, molto sviluppata nella città di SHURI e nell’area circostante - da cui il nome SHURI-TE - è caratterizzata da movimenti agili eseguiti in veloce successione; è soprattutto indicata per persone con una struttura più minuta e con minor potenza fisica, ma in grado di muovere il corpo molto velocemente.
Attualmente esistono numerose scuole di Karate, ma le quattro più conosciute aventi antiche tradizioni sono le seguenti:

 

SHOTOKAN-RYU (fondatore GICHIN FUNAKOSHI)

 

Letteralmente: scuola “casa di shoto”.
Shoto era il nome che Funakoshi usava firmare i suoi lavori di calligrafia; significa “onda di pino”,

un soprannome che egli scelse perché amava molto contemplare i boschi di pini che ondeggiavano al vento.

GOJU-RYU (fondatore CHOJUN MIYAGI)

 

Il nome della scuola deriva dalle parole giapponesi
GOKEN (pugno forte) e JUKEN (pugno morbido).
Il fondatore era della scuola di Nawa-te.

WADO-RYU (fondatore HIRONORI OTSUKA)

 

Questa scuola venne chiamata “via della pace”
nella convinzione che la base del Budo è la via della pace.

 

SHITO-RYU (fondatore KENWA MABUNI)

 

Shito è un nome che deriva dai caratteri giapponesi
dei maestri ITOSU e HIGAONNA. Mabuni studiò infatti
sia con i maestri di Nawa-te che con i maestri di Shuri-te.

 

Nel 1922, su richiesta del Ministero dell’educazione giapponese, il M° Funakoshi, che era a capo dello Shobukai di Okinawa (la società per la promozione delle arti marziali), tenne a Tokyo una dimostrazione pubblica che riscosse un notevole successo. Il suo programma era quello di tornare, dopo aver presentato il Karate, nella nativa Shuri; ma tale fu l’insistenza del M° Jigoro Kanò (il padre del judo), di Hakudo Nakayama (una delle massime autorità del kendo di allora) e di altri ancora perché rimanesse, che lo convinsero a fermarsi in Giappone nonostante le numerose difficoltà.
Il numero di studenti che all’inizio frequentavano i suoi corsi era molto esiguo, con il risultato che il maestro visse in povertà, dovendosi adattare , per sopravvivere ai lavori più svariati. Nel 1926 giunse in Giappone Kenwa Mabuni, stabilendosi a Osaka ed a Kyoto, dove iniziò a diffondere il suo stile. Infine nel 1930, da Naha, arrivò in Giappone un altro caposcuola, il M° Chojun Miyagi, fermandosi nelle isole Kyushu. A questo punto, con l’arrivo dei tre maestri di Okinawa, ha inizio la storia del karate giapponese.